Regime Forfettario 2019: favorisce o no i liberi professionisti?

Regime Forfettario 2019: favorisce o no i liberi professionisti?

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Il nuovo Regime Forfettario 2019 con aliquota fissa al 15 %, stabilito dalla cosiddetta Flat Tax, potrebbe non essere davvero vantaggioso per i liberi professionisti come si auspicava.

A insinuare il dubbio è stato INARSIND, il Sindacato degli Ingegneri e degli Architetti Liberi Professionisti, che indagando a fondo nella norma ha evidenziato come, per quanto riguarda l’equità fiscale, ad essere maggiormente favoriti potrebbero essere i dipendenti e non coloro che svolgono solo la libera professione.

Regime Forfettario 2019: Uomo che disegna su un progetto archittetonico con matita e squadra

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Regime Forfettario 2019: favorisce dipendenti o professionisti?

Secondo INARSIND la nuova normativa ha sì introdotto importanti agevolazioni, come l’innalzamento del tetto massimo dei ricavi a 65.000 euro e lo snellimento della burocrazia, ma ha anche aperto una controversa questione.

È stato infatti eliminato il tetto del 30.000 euro lordi di guadagno per i dipendenti e questo, a parere del sindacato, potrebbe rappresentare un grave problema di equità fiscale. Prima invece, un lavoratore subordinato poteva contemporaneamente svolgere la libera professione solo nel caso in cui il reddito percepito alle dipendenze non fosse superiore al tetto sopra indicato.

Come ha dichiarato Salvo Garofalo, Consigliere Nazionale INARSIND, tale restrizione era un’ottimo strumento per garantire equità fiscale, in quanto evitava che coloro che guadagnavano più di 30.000 all’anno (e dunque avevano già una retribuzione più che dignitosa) potessero accedere ai vantaggi del regime forfettario pur non avendone effettivamente bisogno.

Per INARSIND, dunque, la Flat Tax 2019 rischia di violare i principi di uguaglianza, equità e capacità contributiva previsti dalla nostra Costituzione agli articoli 3 e 53, dando la possibilità a chi è già ben retribuito (come un dipendente della PA, ad esempio) di svolgerne un altro invogliato dalle condizioni agevolate.

Il problema principale, con questo stato dei fatti, diventa che il lavoratore dipendente che lavora anche con Partita Iva diventa un diretto (e “sleale”) concorrente dei liberi professionisti che svolgono solo la libera professione. Dunque il primo potrà sottrarre facilmente lavori ai secondi potendo rischiare di più,in quanto ha le spalle economicamente coperte.

INARSIND, in sostanza, contesta il fatto che il nuovo regime finanziario incentiva il secondo lavoro. Da sempre il sindacato professa che invece tale possibilità andrebbe addirittura vietata, in quanto costituisce un’ennesima sperequazione del nostro sistema fiscale. Si pensi che, non avendo posto limiti al tetto di ricavi che un lavoratore a partita Iva deve guadagnare come dipendente, adesso anche i grandi contribuenti con uno stipendio di 200.000 euro annui possono guadagnare anche in altro modo senza limitazioni.

Regime Forfettario 2019: ragazzo che scrive al pc davanti ad un muro con schemi aziendali scritti sopra dentro un ufficio

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Regime Forfettario 2019: il problema delle false Partita IVA

Un altro effetto collaterale potenzialmente generato dal nuovo regime forfettario, per INARSIND, è quello di incentivare all’apertura di false partite IVA. Con questa dicitura, si intendono tutti quei liberi professionisti “fittizi” che in realtà sono a tutti gli effetti alle dipendenze di un solo (o quasi) datore di lavoro.

Questa possibilità, in teoria, è contrastata da una norma apposita che nega le agevolazioni alle persone fisiche la cui attività lavorativa viene svolta prevalentemente presso un solo soggetto fiscale (anche se l’attività è stata svolta nei due anni precedenti). Tuttavia, si può “svicolare” da questo divieto con trovate eticamente scorrette.

Ad esempio, un datore di lavoro poco scrupoloso potrebbe liquidare un dipendente (ormai troppo costoso sul mercato) per sostituirlo con un lavoratore a Partita IVA forfettaria. Gli ultimi studi dimostrano infatti che, a parità di reddito netto, un lavoratore autonomo costa al suo “committente/datore di lavoro” più del 40% in meno di un lavoratore dipendente di pari livello. Questo genererà, soprattutto in caso di nuove assunzioni, una disparità evidente tra chi assume dipendenti a tutti gli effetti e chi si serve solo di lavoratori a partita IVA.

Regime Forfettario 2019: meno società tra professionisti

INARSIND, inoltre, ipotizza che il nuovo regime fiscale vada a discapito delle società tra professionisti, in quanto scoraggia la creazione di forme di associazione (come le STP o le società di capitali di servizi professionali). Questo perché, con l’innalzamento del tetto dei minimi a 65.000, ai singoli professionisti conviene figurare come soggetto fiscale singolo e godere delle agevolazioni, piuttosto che aggregato ad una società che non riceverebbe gli stessi vantaggi.

La diminuzione delle aggregazioni di professionisti va senz’altro a danneggiare la competitività del settore.

Regime Forfettario 2019: IVA si contro IVA no

Infine, un’ulteriore alterazione della concorrenza fra colleghi sta nel fatto che i detentori di Partita IVA forfettaria non sono tenuti a imporre l’IVA sulle fatture al proprio committente, al contrario dei colleghi fuori da tale regime. Questi ultimi si troveranno a dover necessariamente applicare un costo alle proprie prestazioni superiore del 22% rispetto ai primi, scontrandosi con un’ingiusta concorrenza.

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