Tutto quello che c’è da sapere sullo split payment e Iva al 10%

Tutto quello che c’è da sapere sullo split payment e Iva al 10%

Parliamo delle novità sulle tasse per le imprese e i professionisti dell’edilizia

 

L’entrata in vigore delle nuove regole sul pagamento dell’Iva sono alle porte e l’Agenzia delle Entrate ha da poco diramato tutte le novità, attraverso la circolare 27/E, in cui viene spiegato come funziona il meccanismo di scissione dell’Iva che coinvolge da qualche mese anche professionisti, società controllate e società quotate. Inoltre con un emendamento alla Legge di Bilancio 2018 si prova a fare chiarezza su una questione che ha sempre generato dubbi tra i contribuenti: l’Iva agevolata nell’ambito dei lavori edili. Andiamo con ordine.

 

Lo split payment

È una procedura attraverso cui l’imponibile è pagato al fornitore, mentre l’Iva viene versata direttamente nelle casse dell’Erario; è un meccanismo volto a combattere l’evasione fiscale, ed è stato introdotto con la dosiddetta Manovrina e regolato dal DM 27 giugno 2017 e dal DM 13 luglio 2017.

Una delle novità più controverse di questo nuova procedura è l’applicazione della scissione dei pagamenti ai compensi dei professionisti per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute ai fini delle imposte sul reddito.
Inoltre lo split payment è applicato anche quando si tratta di operazioni effettuate nei confronti di pubbliche amministrazioni destinatarie di norme in materia di fatturazione elettronica obbligatoria, delle società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali, delle società quotate incluse nell’indice Ftse Mib.

Le pubbliche amministrazioni e le società acquirenti di beni e servizi possono anticipare lesigibilità dellimposta al momento della registrazione della fattura di acquisto e effettuare il versamento diretto dell’imposta dovuta con modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile, senza possibilità di compensazione e utilizzando un codice tributo che sarà appositamente istituito.

Lo split payment si applica alle operazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017 e la cui imposta sia divenuta esigibile dalla stessa data. Il termine in cui è fissata la data in cui sarà applicato questo tipo di pagamento è il 30 giugno 2020, come stabilito dalla misura speciale di deroga rilasciata dal Consiglio dell’Unione europea con l’articolo 395 della Direttiva 2006/112/CE e con la Decisione di autorizzazione 2017/784 del 25 aprile 2017.
La scissione dell’Iva riguarda le fatture emesse nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni inserite nel conto economico consolidato, individuate dall’Istat nell’elenco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.229 del 30 settembre 2016. Per le fatture emesse nel 2018 bisognerà controllare l’elenco pubblicato entro il 30 settembre dell’anno precedente.

Da questo punto di vista sono soggetti a split payment anche istituti, scuole e istituzioni educative, aziende e amministrazioni dello Stato a ordinamento autonomo, Regioni, Province, Comuni, Comunità montane e loro consorzi e associazioni, istituzioni universitarie, istituti autonomi case popolari, Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, amministrazioni, aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale, Aran e Agenzie fiscali, Coni, amministrazioni autonome.
Per essere certi dell’ente si può fare controllare l’Indice delle pubbliche amministrazioni (Ipa), dal quale vanno però esclusi i Gestori di pubblici servizi e i gestori di demanio collettivo, limitatamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi afferenti alla gestione dei diritti collettivi di uso civico.

Infine lo split payment riguarda fatture emesse nei confronti delle società controllate direttamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri e dai ministeri, dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni.
Sono escluse dal meccanismo di scissione dell’Iva le operazioni assoggettate a reverse charge, effettuate da fornitori che applicano regimi Iva “speciali”, esonerate dall’obbligo di certificazione fiscale ai sensi del Dpr 633/1972, il rimborso di vitto e alloggio per le trasferte dei dipendenti, le operazioni al termine delle quali la Pa non effettua un pagamento materiale.

 

iva imprese edili

 

Iva agevolata per beni significativi: l’edilizia privata

Prima di tutto bisogna dire che la valutazione del valore dei beni significativi’ deve essere effettuata sulla base dell’autonomia funzionale delle parti staccate rispetto al manufatto principale. La fattura emessa dal prestatore che realizza l’intervento di recupero agevolato deve indicare, oltre al servizio oggetto della prestazione, anche il valore dei beni di valore significativo.

L’aliquota Iva del 10% riguarda le prestazioni su interventi di recupero del patrimonio edilizio realizzati su fabbricati a destinazione abitativa privata nella maggior parte dei casi. In particolare si tratta di: manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia.

Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria e straordinaria, l’aliquota Iva ridotta si applica se la fornitura è posta in essere nell’ambito del contratto di appalto.

Il DM 29 dicembre 1999 ha individuato i beni significativi:

– ascensori e montacarichi

– infissi esterni e interni

– caldaie

– video citofoni

– apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria

– sanitari e rubinetteria da bagni

– impianti di sicurezza.

Su questi beni significativi, quindi, l’aliquota agevolata del 10% si applica solo sulla differenza tra il valore complessivo della prestazione e quello dei beni stessi.

L’Agenzia delle Entrate, nella Guida sulle agevolazioni fiscali nelle ristrutturazioni edilizie, fornisce il seguente esempio di funzionamento del meccanismo. Costo totale dell’intervento 10.000 euro: 4.000 euro è il costo per la prestazione lavorativa; 6.000 euro è il costo dei beni significativi (per esempio, rubinetteria e sanitari). L’Iva al 10% si applica sulla differenza tra l’importo complessivo dell’intervento e il costo dei beni significativi: 10.000 – 6.000 = 4.000. Sul valore residuo degli stessi beni (pari a 2.000 euro) l’Iva si applica nella misura ordinaria del 22%.

Per quanto riguarda infine i lavori di restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione, si applica l’aliquota Iva del 10% alle forniture dei cosiddetti beni finiti, vale a dire quei beni che, benché incorporati nella costruzione, conservano la propria individualità (per esempio, porte, infissi esterni, sanitari, caldaie, eccetera). Sono invece escluse le materie prime e semilavorate. L’agevolazione spetta sia quando lacquisto è fatto direttamente dal committente dei lavori sia quando ad acquistare i beni è la ditta o il prestatore dopera che li esegue.

Questo è una breve visione d’insieme sulle nuove regole di tassazione degli interventi di edilizia privata; per conoscere tutti i nuovi progetti e interventi che sono interessanti per la tua impresa edile ti consigliamo invece di affidarti a uno strumento potentissimo di segnalazione di tutti i progetti edili nel territorio italiano: CantieriEdili ti aiuta a trovare nuovi lavori per te, scopri subito come e fai una ricerca nella tua zona direttamente cliccando qui!

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