Il presente e il futuro dell’edilizia: le statistiche del 2017 e le previsioni per il 2018

Il presente e il futuro dell’edilizia: le statistiche del 2017 e le previsioni per il 2018

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Tra nuove costruzioni e ristrutturazioni, edilizia e ripresa: cosa devono aspettarsi le imprese e quali sono i consigli di Ance per accelerare l’uscita dalla crisi?

 

Il 2017 è stato senza ombra di dubbio l’anno delle ristrutturazioni, aiutate non poco dalla presenza dei sostanziosi incentivi messi in campo dal governo per aiutare a far ripartire il settore trainante del nostro Paese. Ecobonus e Bonus al 50% hanno generato, dall’inizio dell’anno, investimenti per 28 miliardi di euro; numeri da record insomma, che incrementano le statistiche dell’intero comparto.

Basta pensare che i lavori di questo genere hanno interessato, dal 1998 al 2017, 16 milioni di interventi, ossia il 62% del numero di famiglie italiane stimato dall’ISTAT pari a 25,9 milioni. Nello stesso periodo le misure di incentivazione fiscale hanno attivato investimenti pari a 264 miliardi di euro, di cui 229,4 miliardi hanno riguardato il recupero edilizio e 34,6 miliardi la riqualificazione energetica. Le misure di incentivazione hanno generato un volume importante di investimenti a partire dal 2013, cioè in corrispondenza della maggiorazione dal 36% al 50% delle aliquote per le ristrutturazioni e dal 55% al 65% per le riqualificazioni energetiche.

Gli interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione sono dunque i preferiti dagli italiani, un vero e proprio traino per l’intera economia. I numeri ce li fornisce il servizio studi della Camera in collaborazione con il Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio).

 

Incremento e occupazione

Nel giro di qualche anno si è registrato un aumento del 68% degli importi dei lavori portati in detrazione. L’area della nostra penisola che ha più beneficiato dei bonus comprende le regioni del nordovest, dove si concentra il 38% degli importi in detrazione per quanto riguarda il recupero edilizio e ben il 42% con riferimento all’efficientamento energetico. La Lombardia è la regione che più di tutte ha sfruttato le detrazioni con 6,6 miliardi di euro, seguita da Emilia Romagna (3,3 miliardi), Piemonte e Veneto. Tuttavia anche nelle regioni meridionali l’incremento del ricorso agli incentivi è stato significativo (con tassi di crescita del 92% al Sud e del 99% nelle Isole) anche se rappresentano il 13,5% del totale nel biennio 2015-2016 (in tali due aree risiede il 34,3% della popolazione).

Per quanto riguarda l’occupazione, secondo le statistiche più aggiornate, dal 2011 ad oggi gli investimenti avrebbero attivato 1.729.248 occupati diretti, mentre si stimano in 864.625 quelli attivati nellindotto. Nel 2017 le stime riguardano 418.431 occupati, comprensivi anche dell’indotto, di cui 278.954 impiegati nell’attività edilizia diretta e 139.477 nell’indotto industriale e di servizio. Se poi prendiamo le stime riferite alla pubblica, considerando una serie di fattori, il saldo per lo Stato risulta positivo per di 8,8 miliardi di euro.

Guardare al 2018 con ottimismo

È anche vero che non si può esultare troppo, soprattutto per quanto riguarda gli altri comparti del settore: nel 2017 c’è stato addirittura un calo del residenziale nuovo. Un dato più confortante è quello che riguarda gli occupati (+0,6%) nel primo trimestre 2017, che però non trova conferma nei risultati delle casse edili, che registrano riduzioni nelle ore lavorate e negli iscritti, complessivamente nei primi cinque mesi del 2017 la produzione ha registrato -0,3%. La cura per uscire dalla crisi, ormai decennale, è lenta e va monitorata al meglio. Così, se la crescita dello 0,8% prevista per l’anno in corso si ferma a un misero 0,2%, l’ottimismo si sposta al 2018.

Cosa fare allora? L’Ance ripete che c’è bisogno di un intervento «per favorire un necessario e non più rinviabile processo di rigenerazione urbana e di sostituzione edilizia». Ma con quali soldi? «Attraverso un uso intelligente e virtuoso della leva fiscale», suggerisce l’Ance, anche se per la verità i bonus casa offrono già uno sconto sulle tasse tra il 65% e l85%. L’Ance chiede in aiuto anche procedure urbanistiche ed edilizie più semplici.

Nelle previsioni dunque si fiuta una ventata di ottimismo: secondo l’Ance ci potrebbe essere un aumento dell1,5% in termini reali degli investimenti in costruzioni su base annua. Questo dato è il frutto di una serie di fattori che lo studio considera determinanti per incrementare i livelli produttivi nel prossimo anno: le misure per il rilancio degli investimenti territoriali, l’avvio del programma piano Casa Italia per la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare e del territorio, la ricostruzione del Centro Italia, uniti al rafforzamento degli incentivi fiscali per gli interventi di messa in sicurezza sismica.

Per dare un’ulteriore spinta alla ripresa del settore, sempre secondo l’Ance, è necessario che venga prorogata la misura relativa alla detrazione del 50% dellIVA per lacquisto di case in classe energetica A o B. Altro importante tassello potrebbe essere l’innesco di una profonda riqualificazione del patrimonio immobiliare, mirata a aumentare la sicurezza e la stabilità degli edifici. Per questo sarebbe opportuno estendere alle zone a rischio sismico 2 e 3 la detrazione Irpef fino 85% del prezzo di vendita (fino ad un massimo di 96.000 euro) per l’acquisto di case antisismiche, derivanti da interventi di demolizione e ricostruzione, anche con variazione volumetrica.

Infine sarebbe auspicabile, sempre secondo l’Associazione Nazionale Costruttori, introdurre lapplicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastali in misura fissa (pari a 200 euro ciascuna) all’acquisto dalle imprese edili di immobili da riqualificare. E’ necessaria la messa a regime della detrazione Irpef per il recupero edilizio, nell’attuale modalità “potenziata” e della detrazione per interventi di riqualificazione energetica eseguiti su edifici esistenti, attualmente in vigore fino al 31 dicembre 2017.

Se parliamo di opere pubbliche, la ricetta proposta dall’Associazione è quella di fare in modo che, in base alle risorse stanziate, siano disponibili progetti in modo da poter svolgere rapidamente le procedure di gara per l’affidamento dei lavori e arrivare in tempi rapidi allapertura dei cantieri. Per raggiungere questo obiettivo può essere molto utile istituire fondi per la progettualità e il potenziamento o leffettiva operatività di quelli già esistenti come quello per le opere di riduzione del rischio idrogeologico, quello per l’edilizia scolastica e il Fondo per la progettazione di fattibilità previsto dall’articolo 202 del Codice dei contratti (Dlgs 50/2016).

Infine, per ovviare alla frammentazione delle competenze nell’attuazione dei numerosi programmi infrastrutturali, l’Ance propone di attribuire ad un soggetto unico, dotato di autonomia e indipendenza di giudizio e di valutazione, il ruolo di “coordinatore nazionale agli investimenti pubblici” con il compito di supervisionare e facilitare il complesso processo di realizzazione dei programmi e degli interventi infrastrutturali.


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