Edilizia e beni culturali: un utile vademecum su cosa occorre sapere

Edilizia e beni culturali: un utile vademecum su cosa occorre sapere

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Vincoli, norme, sanzioni e informazioni utili per chi lavora su immobili sottoposti a vincolo

 

L’Italia, il Bel Paese, uno stivale pieno di monumenti, chiese, borghi rimasti intatti nel tempo, resti di mura, reperti antichi, frammenti di storia in cui viviamo o a cui passiamo acanto ogni giorno. Un panorama urbano che appaga gli occhi di cittadini e turisti, con cui tuttavia bisogna avere a che fare con molta cura, soprattutto quando si tratta di edilizia; i beni culturali sono tutelati da una disciplina precisa, per evitare che vengano compromessi. Secondo la legge, stiamo infatti parlando di quei “beni per i quali sia intervenuta una dichiarazione dell’interesse culturale che, per quanto attiene le competenze dell’Istituto, può essere relativa sia i beni mobili che immobili; si tratta dunque di beni vincolati, sui quali il Ministero ha l’obbligo della vigilanza e che, in alcun modo, possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”.

Tutto ciò significa che, per intervenire o eseguire opere di qualsiasi genere che riguardi beni culturali, c’è bisogno dell’autorizzazione da parte della Soprintendenza, secondo il D.Lgs. 42/2004. Inoltre questa autorizzazione può essere rilasciata sulla base di un progetto o, nel caso in cui sia previsto, su descrizione tecnica di un progetto, presentati dal richiedente, e può essere soggetta a restrizioni; infine il soprintendente può rilasciare la delibera entro 120 giorni dalla richiesta.

 

Cosa fare se …

Scendendo nei particolari, se gli interventi edilizi richiedono un’autorizzazione nelle forme semplificate previste dalle normative urbanistiche, il richiedente deve presentare al Comune la preventiva autorizzazione rilasciata dalla Soprintendenza, unita al progetto. Se invece si tratta di un intervento di urgenza, per evitare nel breve periodo danni al bene, l’art. 27 prevede interventi provvisori indispensabili come: cerchiature, puntellamenti, transennamenti, ecc., sempre previa immediata comunicazione alla Soprintendenza.

È importante sapere che anche nel caso in cui il vostro immobile non sia direttamente un bene culturale ma ricada in un area tutelata, è necessario presentare istanza formale per ottenere il parere di competenza; in questo caso avverranno delle verifiche per valutare il rispetto delle distanze, delle misure e delle altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro, così come citato nel Codice dei beni culturali e del paesaggio: in questo caso si parla di vincolo indiretto.

 

Cosa tenere in considerazione

Innanzi tutto è necessario verificare che esista effettivamente il vincolo di interesse storico o artistico per l’immobile. Nel caso si tratti di proprietà private la normativa odierna stabilisce che vi sia una fase preliminare di dichiarazione dell’interesse storico artistico da comunicare ai proprietari, i quali potranno far pervenire eventuali osservazioni nei termini stabiliti. A questa seguirà poi una notifica effettiva del vincolo, trascritta nei registri immobiliari, che ha efficacia anche per ogni successivo proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo del bene.

Per quanto riguarda gli edifici di proprietà di enti pubblici, questi ultimi sono vincolati senza decreto ministeriale, notifica e trascrizione.

È importante sapere che l’interesse storico di un edificio non è necessariamente collegato alla sua qualità artistica; inoltre alcune categorie di immobili che fino a qualche anno fa non erano considerate nel novero di quelle sottoposte a vincolo, oggi sono diventate testimonianze storiche, artistiche, architettoniche di grande rilievo. L’unica limitazione è che abbiano almeno 50 anni di vita e che il loro autore non sia vivente.

I professionisti abilitati alla progettazione e direzione dei lavori in questo ambito sono gli architetti, anche se “la parte tecnica può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere”.

Passando a parlare dell’uso e la collocazione dei beni culturali, questa deve rispecchiare il carattere storico-artistico dell’immobile, in modo comunque da non creare pregiudizio alla sua conservazione e integrità.

 

Le possibili sanzioni

Secondo l’art. 60 del Codice, nel caso in cui si violino le prescrizioni presenti nel regolamento, esiste l’obbligo di reintegrazione. In particolare se il bene venga danneggiato durante i lavori, nel caso in cui non vengano rispettati gli obblighi disciplinati, il responsabile ha l’obbligo di effettuare tutte le opere necessarie alla reintegrazione e quindi alla rimessa in pristino del bene, a sue spese.

Inoltre è punito con l’arresto da 6 mesi ad 1 anno e con l’ammenda da € 775,00 ad € 38.734,50 chi: senza autorizzazione demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualsiasi genere su beni culturali (art. 169 “codice beni culturali”); chiunque destina i beni culturali ad uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico o pregiudizievole alla loro conservazione (art. 170 “codice beni culturali”); chiunque non osservi le prescrizioni poste con il cosiddetto “vincolo indiretto” (art. 172 “codice beni culturali”).


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